Ponte delle guglie..

Vogliono alcuni che «Cannaregio» sia corruzione di «Canal Regio», titolo attribuito, per la sua ampiezza, a quel braccio di canale che, partendosi da S. Geremia, sbocca per S. Giobbe in laguna. Ma, bene riguardando, si vede che meglio tal titolo s’addirebbe al prossimo «Canal Grande», oppure al «Canal della Giudecca». Altri con più ragione sostengono che questo luogo venisse anticamente chiamato «Cannarecium», e quindi «Cannaregio», dalle molte canne che vi allignavano. Infatti, una cronaca, citata dal Gallicciolli, che arriva al 1410, dice: «Cannaregio, imperciocchè era chanedo e paludo con chanelle». Anzi, secondo alcuni, i Malipiero, venuti da Altino, qui si stanziarono per fabbricare navigli, e furono i primi ad usare di queste canne per ispalmarli. Né vale l’opporre che le canne poco allignino nell’acque salse, poiché, come nota il Filiasi («Memorie Storiche dei Veneti Primi e Secondi»), quelle della nostra laguna erano salmastre pei molti fiumi che vi sboccavano, ed appunto pel canale di Cannaregio vuolsi che nell’ore di bassa marea corresse il fiumicello Osellino, o Marzanego.
Il circondario di cui parliamo denominavasi pure nei primi tempi «Paluello», e contava allora pochissimi fabbricati.

Il «Ponte di Cannaregio» fu fatto per la prima volta in legno nel 1285, leggendosi in un antico cronista che il doge Giovanni Dandolo, l’anno suddetto, fece fabbricare il «ponte di Cannaregio dalla banda di S. Geremia dove avanti se passava con una zattara». Dalle iscrizioni poi poste sul medesimo si ricava che sorse in pietra soltanto nel 1580, e che venne restaurato negli anni 1641 e 1777. Nel 1580, come scrive il Temanza, vi lavorò il proto Marchesin Marchesini. Chiamasi eziandio «Ponte delle Guglie» dalle quattro aguglie onde è fregiato.

Presso il «Ponte di Cannaregio», sulla Fondamenta, verso il «Ghetto», scorgesi un palazzotto archiacuto con sopra un’arma gentilizia, e la seguente iscrizione:

Exigui Durate Lares Virtute Parati
Et Meus Et Serae Posteritatis Honor.
Valerius Superchius P.

L’edificio apparteneva appunto a Valerio Superchio, celebre medico, poeta, ed oratore, venuto nel 1480 da Pesaro ad abitare Venezia, ove morì nel 1540, e fu sepolto ai Servi con iscrizione dettata dal Bembo suo compare. Anche l’arma è quella del Superchio, inquadrata però coll’arma di Pellegrina Avanzo sua moglie.

Sulla medesima «Fondamenta di Cannaregio» altra lapide, posta recentemente, ricorda il prete veneziano Carlo Coletti, che fondò in questa situazione un istituto per «giovani correggendi» (ora trasportato a S. Girolamo), e che in questa casa venne a morte nel 1873.

Scavandosi circa il 1680 il «Canale di Cannaregio», si ritrovò un getto di acqua dolce, sorgente da certo serraglio quadro, fatto di pali, e grossi tavoloni, che arrivavano colle loro teste un piede sotto al fondo del canale medesimo. Vedi Zendrini («Memorie, Lib. 8»). Il Gallicciolli la crede opera romana. Ma il Gradenigo nei suoi «Casi Memorabili Veneziani» dice in quella vece che, per mezzo di tale artificio, solevasi introdurre l’acqua in una fontana del celebre giardino appartenente al medico Maffei, di cui parla il Sansovino nella sua «Venetia», 1581, c. 137 v.

Ponte delle guglie..ultima modifica: 2004-09-10T15:18:32+02:00da paroleinviaggio
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